Dionisio

La Camera

Dionisio



Descrizione

Camera di 16 mq con balcone, aria climatizzata, TV a schermo piatto 28’, bagno privato con finestra, doccia, asciugacapelli, specchio e set di cortesia, terrazzo privato con angolo relax, stendibiancheria.

La camera si trova al 1° piano, senza ascensore.

Pulizia giornaliera in camera.

Cassetta di sicurezza alla reception.

Parcheggio antistante la struttura riservato e gratuito.

Wi-fi free in tutta la struttura.

* Su richiesta sevizio sveglia mattutina e caffè in camera.

* Su richiesta possibilità di fare colazione in terrazzo privato.


Cenni di storia

Sul Dio Dionisio

 

Figlio di Zeus e di Sèmele. Dio molto chiassoso, chiamato anche Bacco, dal greco “clamore”, da cui deriva la parola italiana baccano. Sèmele giovane fanciulla e bellissima figlia di Cadmo, re di Tebe. Hera gelosa moglie di Zeus, decise di farla morire: prese, quindi, le sembianze della nutrice della giovane, Beroe, e insinuò nell’animo della fanciulla che Zeus non l’amasse e di metterlo alla prova. Zeus le si mostrava sempre sotto l’aspetto di un mortale, allora Sèmele gli chiese di mostrarsi come dio a dimostrazione del suo amore.

Zeus, conscio del pericolo che Semèle correva, tentò di dissuaderla, ma Semèle insistette per vederlo in tutto il suo splendore. Così il dio, che le aveva promesso di accontentare ogni sua richiesta, si trasformò e Semèle morì folgorata dal fulmine. Zeus riuscì a salvare il bambino che Semèle aveva in grembo e nascose il piccolo Dioniso nella sua coscia fino al momento della nascita. Lo affidò, poi, ad Hermes perché lo portasse alle ninfe, le Iadi, affinché lo nutrissero e allevassero. Il luogo dove fu portato il piccolo Dioniso si chiamava Nisa, un posto sconosciuto, una montagna adatta per nascondere un bambino dallo sguardo minaccioso di Hera; solo Hermes sapeva dove fosse e quando col bambino in braccio, entrò nella caverna delle ninfe, questa si illuminò di una luce abbagliante.

Divenuto grande, l’educazione di Dioniso fu seguita, oltre che dalle ninfe, da Ino, sorella di sua madre Sèmele e dal vecchio Sileno, figlio di Hermes, dall’aspetto brutto e ridicolo ma molto  sapiente e pieno di buonsenso, da maestro poi divenne grande amico di Dioniso e non lo lasciò più. Il Dio si appassionò presto alla caccia e amava spesso andare in giro per i boschi e le campagne; un giorno fece la sua scoperta più bella, la vite, o meglio un grappolo d’uva: lo prese, lo premette in una coppa d’oro e ne fece uscire un liquore color porpora, era nato il vino.  Assaggiato, la prima impressione fu di un nuovo nettare che fa dimenticare la stanchezza e le pene, che dà un leggero senso di ebrezza e di euforia;   lo fece assaggiare a tutti, le ninfe, Sileno, i Satiri, gli Egipani, le Driadi e le Amadriadi e tutte le altre divinità del bosco.  Da quel giorno presero vita numerose feste a base di vino, dove si faceva baldoria e il giovane Dioniso cominciò a dire cose che non avevano senso, insomma a delirare.

Questo stato di ebrezza e delirio divenne regola e fu parte del culto di Dioniso. In suo onore si celebravano ad Atene le solenni Feste Dionisiache due volte ogni anno: una volta in autunno, al tempo della vendemmia, la seconda volta in primavera.

Queste feste, attiravano tanti stranieri e si svolgevano tra riti, canzoni che raccontavano le gesta e le avventure del dio, vari musicisti, commedie, processioni e sacrifici di tori. Dioniso veniva raffigurato in due forme distinte: la più antica lo rappresentava in un aspetto maestoso e grave, con una possente barba e con lunghi capelli, vestito con una tunica, sormontata da un mantello; la seconda forma, invece, lo rappresentava in età giovane, con fattezze quasi femminili e con il volto pensoso, una corona di pampini e di edera circondava i suoi ricci capelli e con una pelle di pantera o di capriolo sui fianchi. Spesso su di un carro di trionfo assieme alla sua compagna Arianna, solitamente si accompagna in gioiose processioni con bestie feroci, satiri e sileni. Le sue sacerdotesse erano le menadi, o baccanti, donne in preda alla frenesia estatica e invasate dal dio. Erano sacri a Dioniso: la vite, l’edera, la quercia, tra gli animali: il toro, il caprone, la pantera, la tigre e la lince.

L’origine del nome Dioniso significa “giovane figlio di Zeus”, per altri studiosi, l’etimologia è invece legata al monte Nisa, dove il dio venne allevato e c’è anche chi propende per il significato di “dio notturno” .

Uno dei suoi attributi era infatti il sacro Tirso, un bastone con attorcigliati pampini ed edera; altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l’orlo. Inizialmente fu un dio arcaico della vegetazione, in particolare legato alla linfa vitale che scorre nei vegetali, ed infatti gli erano cari tutti quei frutti ricchi di succo dolce, come l’uva, il melograno o il fico. Successivamente venne identificato in special modo come Dio del vino, dell’estasi e della liberazione dei sensi, quindi venne a rappresentare l’essenza del creato nel suo perenne e selvaggio fluire. Legato, quindi, soprattutto alla pianta della vite e all’edera, in particolare alcune specie di edera, che venivano lasciate macerare nel vino.

Questo dio rappresenta in particolare lo stato di natura dell’uomo, la sua parte primordiale, animale, selvaggia, istintiva, rappresentava quell’energia naturale che, per effetto del calore e dell’umidità, portava i frutti delle piante alla piena maturità…

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