Artemide

La Camera

Artemide



Descrizione

Camera di 18 mq sia con balcone che con finestra, aria climatizzata, TV a schermo piatto 28’, bagno privato con finestra, doccia, asciugacapelli, specchio e set di cortesia, terrazzo privato con angolo relax, stendibiancheria.

La camera si trova al 1° piano, senza ascensore.

Pulizia giornaliera in camera.

Cassetta di sicurezza alla reception.

Parcheggio antistante la struttura riservato e gratuito.

Wi-fi free in tutta la struttura.

* Su richiesta sevizio sveglia mattutina e caffè in camera.

* Su richiesta possibilità di fare colazione in terrazzo privato.


Cenni di storia

Sulla Dea Artemide

 

Sorella gemella di Apollo, nata sull’isola di Delo dall’amore di Zeus e Leto. Una tra le più venerate divinità dell’Olimpo, la sua origine risale ai tempi più antichi, nella religione Greca è la Dea della caccia, degli animali, del tiro con l’arco, della selvaggina, delle iniziazioni femminili e della verginità. Artemide, insieme ad Ecate e Selene è anche una divinità Lunare, rispettivamente personificano la Luna Crescente la Luna Calante e la Luna Piena.

Non a caso Artemide è detta anche Triviasia in quanto era venerata sotto tre forme (Selene in cielo, Artemide in terra ed Ecate nel mondo degli inferi). Artemide, come Dea della Luna e signora della notte, veniva spesso invocata con il nome di Ecate, illuminando di notte le strade al chiaro di luna, era considerata la protettrice dei viandanti e la loro fedele guida notturna. Accompagnata  sempre dalle ninfe del boschi, le Driadi, seguita da cani, percorre le selve oscure, con una veste corta, l’arco e la faretra. Caccia le fiere ma le ama e le protegge. Le erano sacri tutti gli  animali, lepri, cervi, daini e tra le piante l’alloro, il cipresso,  il cedro e l’olivo.

Amando troppo i boschi, la caccia e la vita libera all’aperto, Artemide non avrebbe potuto assoggettarsi al legame matrimoniale; come Athena disdegna il matrimonio e gli omaggi sia degli uomini che degli degli dèi. Si racconta però, che si fosse innamorata di un pastore bellissimo, Endimione, che pascolava le greggi sul monte Latmo, ella scendeva ogni notte nella caverna dove il pastore dormiva, per sorvegliarlo e le bastava guardalo e stargli vicino in silenzio.

Artemide è rappresentata come una giovane dal viso delicato e bellissimo, per la sua qualità di dea della Luna aveva sul capo una corona di stelle o, più spesso, una falce di luna. In epoca romana fu associata alla figura di Diana, mentre gli Etruschi la veneravano con il nome di Artume.  Artemide era adorata e celebrata allo stesso modo in quasi tutte le zone della Grecia, ma i più importanti luoghi di culto a lei dedicati si trovavano a Delo, sua isola natale, Braurone, Munichia e a Sparta. Era, assieme alle Dee Athena ed Estia, una Dea vergine, ma il suo culto venne sovrapposto a quello di Eileithyia, Dea del Parto per antonomasia, adorata, appunto, come dea del parto e della fertilità.  Il mito della nascita dei Gemelli Apollo ed Artemide riporta che fu la stessa dea del Parto Ilithyia ad aiutare Lethi, tuttavia la mitologia venne alterata e risultò la neonata Artemide ad aver aiutato la madre a partorire il fratello Apollo. A riprova di questa ipotesi, in Grecia era frequente il nome Artemidoro (dono di Artemide).

Il Tempio di Artemide a Efeso, una delle sette meraviglie del mondo, fu probabilmente il più conosciuto centro dedicato al suo culto all’infuori di Delo. Negli Atti degli Apostoli i fabbri efesini, quando sentono la loro fede minacciata dalla predicazione di San Paolo si levano a difenderla con fervore gridando: “Grande è Artemide degli efesini!!”. Infine le fanciulle ateniesi di età compresa tra i cinque e dieci anni venivano mandate al santuario di Artemide a Braurone per servire la Dea per un anno: durante questo periodo le ragazze erano conosciute come “arktoi” (orsette).

Una leggenda spiega le ragioni di questo periodo di servitù narrando che un orso aveva preso l’abitudine di entrare nella cittadina di Braurone e la gente aveva cominciato a nutrirlo, in modo che in breve tempo l’animale era diventato docile e addomesticato. Una giovinetta prese a infastidire l’orso che, secondo una versione la uccise. A ogni modo il fratello della ragazza uccise l’orso, Artemide andò in collera e pretese che le ragazze prendessero il posto dell’orso nel suo santuario come riparazione per la morte dell’animale.

Le più antiche rappresentazioni di Artemide nell’arte greca dell’età arcaica la ritraggono come “Potnia Theron”, la regina degli animali selvatici, una Dea alata che ha accanto un cervo e un leopardo, qualche volta un leone. Vi sono rappresentazioni di Artemide vista anche come Dea delle danze delle fanciulle, e in questo caso tiene in mano una lira, oppure come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti.

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